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Grande statua decò del giovane Bacco dalla manifattura Società Luca della Robbia 55x33 cm

Grande statua decò del giovane Bacco dalla manifattura Società Luca della Robbia 55x33 cm

Società Ceramica Luca della Robbia – Gualdo Tadino

Grande statua decò del giovane bacco, mentre versa in una coppa il vino da una borraccia in pelle.

La statua è lustrata ad effetto patina di ottone.

Dimensioni cm 55 c cm 33 .

Datazione presumibile 1938 - 1940

Firmato Robbia Gualdo Tadino 

 

Nel 1938 cambia l'assetto societario e la nuova denominazione è "Società Luca della Robbia".

Tra i collaboratori che prestano la loro opera a partire dagli anni precedenti il secondo conflitto mondiale si ricordano: Aldo Aiò Giuseppe Pericoli Otello Frillici Antonio Piermatteo Renzo Megni Giovanni Marini Sirio Storelli e Flavio Gubbini

 

Giovane Bacco

Manifattura: Società Luca della Robbia, Gualdo Tadino

Attribuzione: manifattura Società Luca della Robbia

Datazione: ca. 1938–1940

Tecnica: terraglia artistica smaltata con lustro metallico a effetto patina di ottone

Dimensioni: altezza cm 55; larghezza cm 33

Marca: "Robbia – Gualdo Tadino"

Descrizione

Importante scultura in ceramica raffigurante un giovane Bacco in posizione dinamica, colto nell'atto di versare il vino da un otre in pelle entro una coppa sostenuta con la mano sinistra.

Il dio è rappresentato nudo, con il peso del corpo distribuito secondo una posa di evidente ascendenza classica, mentre il volto leggermente ruotato e la torsione del busto conferiscono alla composizione un marcato senso di movimento.

L'intera superficie è rivestita da una vetrina a lustro metallico con effetto di patina bronzea (ottone brunito), soluzione decorativa particolarmente apprezzata nella produzione della manifattura alla fine degli anni Trenta.

La figura poggia su un basamento rettangolare modanato, concepito come parte integrante della composizione.

Inquadramento storico

Nel 1938 la manifattura modificò la propria ragione sociale assumendo la denominazione di Società Luca della Robbia, avviando una nuova fase produttiva caratterizzata da una maggiore apertura ai linguaggi del gusto Novecento e dell'Art Déco.

Accanto alla tradizionale produzione ispirata al Rinascimento umbro, la fabbrica sviluppò una serie di sculture decorative di grandi dimensioni, nelle quali il repertorio classico veniva reinterpretato con forme più sintetiche e moderne.

Tra gli artisti e modellatori attivi presso la manifattura negli anni immediatamente precedenti e successivi al secondo conflitto mondiale figurano:

  • Aldo Aiò;
  • Giuseppe Pericoli;
  • Otello Frillici;
  • Antonio Piermatteo;
  • Renzo Megni;
  • Giovanni Marini;
  • Sirio Storelli;
  • Flavio Gubbini.

Osservazioni stilistiche

La scultura evidenzia numerosi caratteri riconducibili alla produzione della Società Luca della Robbia:

  • impostazione monumentale;
  • modellato semplificato ma vigoroso;
  • anatomia sintetica;
  • equilibrio tra classicismo e gusto déco;
  • finitura metallica che simula il bronzo.

L'effetto finale richiama volutamente la scultura fusa in metallo, pur sfruttando le potenzialità espressive della ceramica lustrata.

Valutazione storico-artistica

Questa scultura appartiene alla produzione più raffinata della Società Luca della Robbia durante la fase compresa tra la fine degli anni Trenta e l'inizio degli anni Quaranta. Essa testimonia il tentativo della manifattura di coniugare la tradizione ceramica umbra con i linguaggi plastici del Novecento, attraverso opere di carattere monumentale destinate all'arredo di rappresentanza.

La finitura a lustro metallico, capace di imitare il bronzo patinato, costituisce uno degli aspetti più originali della produzione gualdese del periodo.

Nota attributiva

La firma "Robbia – Gualdo Tadino" consente di attribuire con sicurezza l'opera alla Società Luca della Robbia. In assenza di documentazione di fabbrica o di un modello firmato, non è invece possibile assegnare la scultura a uno specifico modellatore tra quelli attivi nella manifattura; è quindi preferibile mantenere l'attribuzione alla fabbrica piuttosto che a un singolo artista. Questa impostazione è anche quella generalmente adottata nei cataloghi museali e nelle pubblicazioni specialistiche dedicate alla ceramica gualdese del Novecento.


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