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Piatto con scena mitiologica dalla Ceramica Casoli Ø 36 cm

Piatto con scena mitiologica realizzato dalla Ceramica Casoli Ø 36 cm

Ceramica Giuseppe Casoli - Fabriano

Piatto istoriato con Mercurio, figura femminile e amorino

Scheda storico-artistica, analisi attributiva e valutazione antiquaria

Il piatto presenta un notevole interesse nell'ambito della produzione ceramica di Fabriano dei primi anni del Novecento. La scena mitologica centrale, la ricca decorazione a grottesche della tesa e la firma riferita a Giuseppe Casoli ne fanno un esemplare significativo del gusto neorinascimentale marchigiano.

Particolarmente interessante è la datazione al 1913, che collocherebbe l'opera in una fase di piena continuità con la tradizione ottocentesca della maiolica istoriata.

2. Descrizione dell'opera

Grande piatto circolare in maiolica, con cavetto centrale istoriato e ampia tesa decorata a grottesche.

La composizione centrale raffigura tre personaggi inseriti in un paesaggio naturale.

Sulla destra compare Mercurio, riconoscibile attraverso i tradizionali attributi iconografici: il copricapo alato e il caduceo, costituito da una verga intorno alla quale si avvolgono due serpenti, sormontata da ali.

Il dio è raffigurato in posizione eretta, con il corpo prevalentemente nudo e un mantello drappeggiato sulle spalle.

Alla sua sinistra compare una figura femminile, vestita con un lungo abito giallo-ocra e un mantello rosso. La donna solleva una piccola coppa verso Mercurio.

Tra i due personaggi è rappresentato un amorino nudo, che si avvicina alla figura femminile.

L'ambientazione comprende alberi, rilievi collinari, un corso d'acqua e vegetazione distribuita in primo piano.

La scena è racchiusa entro una doppia cornice circolare nei toni del rosso e del blu.

3. Analisi iconografica

La presenza di Mercurio è chiaramente identificabile grazie al caduceo e al copricapo alato.

Più complessa risulta l'identificazione della figura femminile.

La presenza della coppa e dell'amorino potrebbe richiamare un episodio allegorico relativo all'amore, alla concordia o alla mediazione divina.

Non è tuttavia possibile stabilire con certezza il soggetto narrativo senza individuare il modello figurativo utilizzato dal ceramista.

È plausibile che la scena derivi da una stampa o da un repertorio iconografico rinascimentale, come frequentemente avveniva nella produzione ceramica storicista.

Per una catalogazione scientifica, la denominazione più prudente è:

«Mercurio con figura femminile e amorino in paesaggio».

L'identificazione della donna come ninfa rimane possibile, ma non ancora dimostrata.

4. La decorazione della tesa

La tesa presenta una ricca ornamentazione neorinascimentale composta da girali, foglie d'acanto, mascheroni e figure fantastiche.

Nella parte superiore compare un vaso ornamentale affiancato da due teste fantastiche di profilo.

Lungo i lati si sviluppano racemi vegetali e protomi zoomorfe, mentre nella parte inferiore campeggia un mascherone antropomorfo.

Il repertorio comprende:

  • foglie d'acanto e girali;
  • motivi floreali stilizzati;
  • protomi fantastiche;
  • mascheroni;
  • elementi ornamentali simmetrici.

La distribuzione dei motivi rivela una precisa ricerca di equilibrio compositivo.

La decorazione richiama direttamente le maioliche rinascimentali di Urbino e Castel Durante, reinterpretate attraverso il gusto storicista di inizio Novecento.

5. Analisi stilistica

L'opera si caratterizza per una pittura figurativa accurata, particolarmente evidente nella definizione dei personaggi e nella costruzione del paesaggio.

La tavolozza comprende blu cobalto, verde, giallo-ocra e tonalità rosate.

Il blu è utilizzato prevalentemente per il modellato delle figure, le ombre e gli elementi paesaggistici.

Le campiture gialle e rosse contribuiscono invece a conferire vivacità alla composizione.

Il contrasto tra la scena centrale e la decorazione della tesa costituisce uno degli aspetti più riusciti del manufatto.

Il piatto appartiene pienamente alla tradizione della maiolica istoriata neorinascimentale, nella quale la decorazione ceramica assume un carattere narrativo e pittorico.

6. Tecnica esecutiva

Il piatto è descritto come maiolica a lustro.

Dalla fotografia si riconoscono la decorazione policroma e alcune tonalità dorate, ma non è possibile confermare con sicurezza la presenza di autentici riflessi metallici.

Occorre distinguere tra pigmenti giallo-ocra e lustro metallico ottenuto mediante una specifica cottura.

La conferma della tecnica richiederebbe un esame diretto della superficie, preferibilmente con illuminazione radente.

9. Interesse storico e collezionistico

Il piatto presenta diversi elementi di interesse:

  • attribuzione a Giuseppe Casoli;
  • produzione fabrianese del primo Novecento;
  • datazione proposta al 1913;
  • grande diametro di 36 cm;
  • soggetto mitologico;
  • ricca tesa a grottesche;
  • possibile presenza di marchi storici;
  • qualità pittorica della scena centrale.

Particolarmente interessante è il rapporto tra il repertorio iconografico rinascimentale e la produzione ceramica marchigiana del Novecento.

L'opera potrebbe costituire una testimonianza significativa della continuità delle tecniche e dei modelli decorativi sviluppati a Fabriano durante l'Ottocento.

11. Giudizio storico-artistico conclusivo

Il grande piatto istoriato con Mercurio, figura femminile e amorino costituisce un interessante esempio della produzione ceramica artistica di Fabriano nei primi decenni del Novecento.

L'opera si distingue per la composizione narrativa del cavetto, per la qualità della pittura paesaggistica e per la ricca decorazione a grottesche della tesa.

Il recupero dei modelli della maiolica rinascimentale rivela una cultura figurativa legata alla tradizione ceramica dell'Italia centrale, reinterpretata secondo la sensibilità storicista dell'epoca.

L'attribuzione a Giuseppe Casoli e la datazione al 1913 risultano plausibili sulla base delle informazioni fornite, la firma in pasta ratifica questa attribuzione.

Il particolare interesse dell'opera risiede nella qualità decorativa, nel soggetto mitologico e nella possibile presenza di una marcatura collegata alla tradizione ceramica fabrianese.

 

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