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Piatto in maiolica a lustro raffigurante la testa della Medusa attribuito a  Antonio Passalboni Ø 38 cm

Piatto in maiolica a lustro raffigurante la testa della Medusa attribuito a Antonio Passalboni Ø 38 cm

Antonio Passalboni - Gubbio ( attribuito ) 

Piatto in maiolica a lustro decorato in oro, blu cobalto e rubino. Nel cavetto è raffigurata la testa della Medusa, con volto frontale, serpenti intrecciati al collo e chioma fluente animata da riflessi aurei. Il soggetto, tratto dall'iconografia classica, richiama i modelli decorativi del Rinascimento italiano.

Il corpo del piatto è caratterizzato da una fitta raggiera a rilievo, costituita da baccellature dipinte in oro e delimitate da sottili filettature in blu, che convergono verso il cavetto centrale conferendo all'insieme un marcato effetto plastico.

La tesa, su fondo blu cobalto, è decorata con una teoria di piccoli motivi floreali e rosette in rilievo, eseguiti alternativamente in oro e rubino, intervallati da punti in rilievo che scandiscono ritmicamente la composizione. Il bordo è rifinito da una sottile fascia dorata.

L'opera si inserisce pienamente nella produzione neorinascimentale di Gubbio, ispirata ai celebri modelli cinquecenteschi e caratterizzata dall'impiego del lustro metallico e dalla rilettura di soggetti della mitologia classica.

Diametro: 38 cm.
Datazione: ca. 1880.
Attribuzione: Antonio Passalboni (attribuzione).
Firma: non rilevata.

Nota storico-critica

L'attribuzione ad Antonio Passalboni appare plausibile sotto il profilo stilistico, ma in assenza di firma o di un marchio di manifattura deve essere considerata proposta attributiva. La composizione, con la Medusa centrale, la raggera a baccellature in lustro e la ricca decorazione plastica della tesa, è infatti coerente con la produzione eugubina dell'ultimo quarto del XIX secolo, quando le botteghe locali ripresero e reinterpretarono i repertori ornamentali del Rinascimento attraverso un raffinato impiego del lustro in oro e rubino. Il soggetto della Medusa, tratto dalla tradizione classica, fu frequentemente utilizzato nelle manifatture di Gubbio come elemento decorativo di forte impatto scenografico, destinato a valorizzare gli effetti cromatici e metallici della superficie ceramica.


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