Vaso raffaellesco delle Sfingi autore Alfredo Santarelli 40x70 cm
Alfredo Santarelli (Gualdo Tadino, 1874–1957)
"Vaso raffaellesco delle Sfingi"
Autore: Alfredo Santarelli (1874–1957)
Luogo di esecuzione: Gualdo Tadino (Perugia)
Manifattura: Ceramiche Alfredo Santarelli
Datazione: 1928
Tecnica: maiolica dipinta e decorata a lustro oro e cobalto (priva di lustro rubino)
Dimensioni: 40 × 70 cm
Firma: «Prof. Alfredo Santarelli – G. Tadino – Made in Italy» in blu con il caratteristico sole sorgente, marchio distintivo della manifattura.
Documentazione: Modello identificato nel Listino n. 1 delle Ceramiche Santarelli (1928) al codice B-2.
Descrizione
Il monumentale vaso appartiene alla tipologia dei grandi vasi raffaelleschi da parata, concepiti come opere di rappresentanza nelle quali architettura, pittura e scultura si fondono in una perfetta unità decorativa.
L'imponente corpo ovoidale è impostato su un elegante piede modanato e termina con un ampio collo svasato, mentre due spettacolari manici plastici dominano la composizione.
L'intera superficie è organizzata secondo un rigoroso equilibrio ornamentale, nel quale ogni elemento contribuisce alla monumentalità dell'insieme.
Le sfingi alate
L'elemento più spettacolare dell'opera è costituito dai due grandi manici modellati a forma di sfingi alate.
Le creature fantastiche presentano:
- volto femminile idealizzato;
- ali spiegate finemente modellate;
- corpo leonino stilizzato;
- andamento sinuoso che accompagna l'apertura del vaso.
Alla base di ciascun manico compare un mascherone classicheggiante, modellato ad alto rilievo e rivestito di lustro dorato, evidente richiamo ai repertori ornamentali del Rinascimento italiano.
Questa soluzione plastica trova confronti nei grandi vasi monumentali delle botteghe di Urbino e Pesaro del Cinquecento, reinterpretati da Santarelli con sensibilità novecentesca.
Il programma decorativo
L'intera decorazione è costruita quasi esclusivamente attraverso il dialogo tra:
- blu cobalto;
- oro a lustro.
L'assenza del tradizionale lustro rubino rende il vaso particolarmente raro all'interno della produzione di Santarelli e accentua il carattere solenne dell'opera.
Il corpo principale è rivestito da un fitto tappeto ornamentale composto da:
- girali vegetali;
- foglie d'acanto;
- racemi;
- motivi fitomorfi di evidente ispirazione raffaellesca.
Il ritmo decorativo prosegue senza interruzioni sul collo e sul piede, creando una perfetta continuità tra tutte le parti del vaso.
I pannelli figurati
Sui due lati del vaso si aprono grandi riserve circolari contenenti scene mitologiche.
Le composizioni mostrano gruppi di figure classiche immerse in ambientazioni architettoniche e paesaggistiche, costruite secondo un linguaggio che richiama direttamente gli affreschi della scuola di Raffaello e la grande tradizione della maiolica istoriata urbinate.
Le figure, elegantemente modellate con prevalenza di tonalità azzurre, sono animate da movimenti armoniosi e da un raffinato equilibrio compositivo.
L'iconografia si inserisce nel repertorio allegorico e mitologico tanto caro a Santarelli, che utilizza il mito quale espressione di bellezza ideale e cultura umanistica.
La struttura architettonica
Uno degli aspetti più notevoli dell'opera è la perfetta organizzazione della massa plastica.
Il piede presenta grandi settori scanalati ornati da motivi vegetali dorati, soluzione ripresa specularmente nel collo del vaso.
Questa rigorosa simmetria conferisce alla composizione una forte impostazione architettonica, derivata direttamente dai modelli rinascimentali.
La successione tra:
- piede;
- corpo ovoidale;
- collo;
- manici scultorei,
genera un equilibrio monumentale che costituisce una delle caratteristiche più riconoscibili della produzione matura di Santarelli.
Tecnica esecutiva
Il vaso testimonia il livello tecnico raggiunto dalla manifattura Santarelli alla fine degli anni Venti.
L'opera combina:
- modellazione plastica ad alto rilievo;
- pittura miniaturistica;
- decorazione a lustro oro;
- raffinata monocromia blu;
- perfetta integrazione tra superficie dipinta e parti scultoree.
L'impiego esclusivo del blu e dell'oro produce un effetto di grande eleganza, ricordando alcune delle più raffinate produzioni rinascimentali di Gubbio.
La firma
Sul fondo compare la firma completa:
«Prof. Alfredo Santarelli – G. Tadino – Made in Italy»
accompagnata dal celebre simbolo del sole sorgente, marchio distintivo della manifattura.
L'iscrizione testimonia la piena maturità imprenditoriale dell'artista e la volontà di promuovere la produzione gualdese anche sul mercato internazionale, come conferma la dicitura "Made in Italy", tipica delle opere destinate all'esportazione.
Documentazione storica
Questo modello riveste un interesse eccezionale perché è documentato nel primo catalogo commerciale delle Ceramiche Santarelli, pubblicato nel 1928, dove compare con il codice B-2.
La presenza nel listino storico consente di identificare con certezza il modello originale e ne conferma la produzione ufficiale all'interno della manifattura diretta dall'artista.
Si tratta di un dato di grande importanza sotto il profilo storico e collezionistico, poiché pochi modelli monumentali possono essere ricondotti con tale precisione alla documentazione commerciale dell'epoca.
Valutazione storico-artistica
Il "Vaso raffaellesco delle Sfingi" rappresenta uno dei vertici assoluti della produzione ceramica di Alfredo Santarelli. Monumentalità, complessità plastica e raffinatezza pittorica si fondono in un'opera che sintetizza magistralmente la tradizione della maiolica rinascimentale e la sensibilità decorativa del primo Novecento.
L'eccezionale qualità delle sfingi modellate, la ricchezza dell'apparato ornamentale, le grandi scene mitologiche e il sofisticato uso del lustro oro su fondo blu fanno di questo manufatto un autentico capolavoro della ceramica italiana del XX secolo.
La documentazione nel Listino Santarelli del 1928 (modello B-2), la firma completa con il sole sorgente e la rara scelta cromatica priva del lustro rubino accrescono ulteriormente il suo interesse storico, rendendolo una delle opere più rappresentative della maturità artistica di Alfredo Santarelli e una testimonianza fondamentale della rinascita della ceramica di Gualdo Tadino.