Piatto a lustro con ritratto di Eraclio autore Alfredo Santarelli Ø 38 cm
Alfredo Santarelli
Piatto della fase più antica e rara della produzione di Alfredo Santarelli a Gualdo Tadino. La datazione intorno al 1898 lo colloca agli esordi dell'attività dell'artista nella manifattura gualdese, quando stava definendo quel linguaggio decorativo che avrebbe caratterizzato la rinascita della ceramica umbra del primo Novecento. La firma incisa "Santarelli Gualdo Tadino" in pasta, tipica delle prime opere, ne rafforza l'importanza documentaria.
Alfredo Santarelli
Piatto a lustro con ritratto di Eraclio
Autore: Alfredo Santarelli (1874–1957)
Luogo di esecuzione: Gualdo Tadino (Perugia)
Datazione: circa 1898
Tecnica: maiolica dipinta e decorata a lustro
Diametro: 38 cm
Firma: "Santarelli Gualdo Tadino" impressa/incisa in pasta sul retro.
Descrizione
Il piatto presenta nel cavetto il ritratto dell'imperatore Eraclio (610–641 d.C.), raffigurato di profilo secondo l'iconografia dei grandi condottieri e sovrani del Rinascimento.
Il personaggio indossa una ricca corona gemmata e un ampio mantello decorato, mentre ai lati del busto compaiono due cartigli con il nome ERACLIO, secondo un'impostazione che richiama direttamente le celebri serie di "uomini illustri" dipinte sulle maioliche istoriate del XVI secolo.
La figura è realizzata con una delicata monocromia azzurra per il volto e con calde tonalità dorate e ramate per gli abiti e gli ornamenti, creando un raffinato equilibrio cromatico tipico delle prime opere di Santarelli.
La decorazione
La tesa è interamente decorata con un elegante motivo vegetale di gusto rinascimentale.
L'ornato si sviluppa con:
- grandi foglie stilizzate;
- palmette;
- fiori policromi;
- volute e girali;
- elementi simmetrici disposti radialmente.
La decorazione richiama direttamente i repertori ornamentali delle botteghe di Deruta, Gubbio, Urbino e Pesaro, reinterpretati con una sensibilità aggiornata alla cultura decorativa della fine dell'Ottocento.
L'impiego dei lustri dorati conferisce luminosità all'intera composizione, mentre le tonalità rosso-rubino e verde-azzurro arricchiscono l'effetto cromatico senza alterarne l'eleganza.
Il soggetto
La scelta di Eraclio riflette l'interesse, diffuso tra Otto e Novecento, per i personaggi della storia antica e medievale, già celebrati nelle serie rinascimentali degli "Uomini Famosi".
L'imperatore bizantino, noto per aver riconquistato la Vera Croce sottratta dai Persiani e per il suo ruolo nella difesa dell'Impero d'Oriente, viene rappresentato come esempio di sovrano virtuoso, secondo una tradizione iconografica che affonda le radici nell'Umanesimo.
Santarelli riprende questa iconografia non con intento archeologico, ma come omaggio alla grande tradizione della maiolica istoriata italiana.
La firma
L'iscrizione sul retro, "Santarelli Gualdo Tadino", tracciata in pasta prima della cottura, è una caratteristica delle opere più precoci dell'artista.
Questa modalità di firma precede l'adozione del più noto monogramma A.S. accompagnato dal simbolo del sole sorgente, utilizzato negli anni successivi.
Per questo motivo rappresenta un importante elemento di autenticazione e di datazione, oltre a testimoniare una fase ancora sperimentale della produzione gualdese.
Inquadramento storico-artistico
Realizzato intorno al 1898, il piatto documenta il momento iniziale della rinascita della ceramica artistica di Gualdo Tadino, promossa da Paolo Rubboli e affidata al giovane Alfredo Santarelli.
In questa fase l'artista guarda con particolare attenzione ai modelli della maiolica rinascimentale umbra e marchigiana, dai quali trae:
- i ritratti di personaggi illustri;
- la struttura compositiva del cavetto;
- i repertori ornamentali della tesa;
- l'impiego dei lustri metallici, rinnovati attraverso la sperimentazione tecnica della manifattura Rubboli.
Queste opere rappresentano il punto di partenza di un percorso che porterà Santarelli a sviluppare uno stile personale, capace di coniugare tradizione e modernità.
Valutazione storico-artistica
Per cronologia, qualità esecutiva e rarità della firma, questo piatto costituisce una testimonianza di eccezionale interesse della prima attività di Alfredo Santarelli.
L'equilibrio tra il ritratto di gusto rinascimentale, la raffinata decorazione floreale e l'impiego dei lustri evidenzia la maturità tecnica già raggiunta dall'artista nei primissimi anni della sua permanenza a Gualdo Tadino.
La firma in pasta, caratteristica delle opere d'esordio, conferisce al manufatto un elevato valore documentario, rendendolo un importante riferimento per lo studio dell'evoluzione stilistica di Santarelli e della rinascita della ceramica gualdese tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Per la sua precocità, la qualità della pittura e la fedeltà ai modelli della maiolica istoriata rinascimentale, il piatto può essere considerato uno dei più significativi esempi della produzione iniziale del maestro.