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Piatto a lustro istoriato con soggetto Muzio Scevola autore Alfredo Santarelli Ø 45 cm

Piatto a lustro istoriato con soggetto Muzio Scevola autore Alfredo Santarelli Ø 45 cm

Alfredo Santarelli (1874–1957)

Piatto a lustro istoriato con soggetto “Muzio Scevola si brucia la mano davanti a Porsenna”

Autore: Alfredo Santarelli (1874–1957)

Luogo di esecuzione: Gualdo Tadino (Perugia)

Datazione: 1913

Tecnica: maiolica dipinta e decorata a lustro in cobalto, oro e rubino

Forma: piatto da parata a tesa minima

Diametro: 45 cm

Firma: «Prof. A. Santarelli – Gualdo Tadino – 1913» in oro.

Il soggetto

L'opera raffigura uno degli episodi più celebri della tradizione romana, narrato da Tito Livio e da altri storici antichi.

Il giovane patrizio Gaio Muzio, penetrato nell'accampamento etrusco per uccidere il re Porsenna, fallisce il suo intento e viene catturato. Condotto davanti al sovrano, per dimostrare il coraggio dei Romani introduce volontariamente la mano destra nel braciere acceso, senza mostrare alcun segno di dolore.

Impressionato da tale straordinaria fermezza, Porsenna decide di concedergli la libertà.

Da questo gesto eroico Muzio riceverà il soprannome di Scevola ("mancino"), avendo sacrificato la mano destra.

La composizione

Santarelli si ispira chiaramente alle celebri incisioni storiche di Bartolomeo Pinelli, tra i più importanti illustratori dell'Ottocento italiano.

La scena è costruita secondo una rigorosa impostazione teatrale.

Al centro compare il braciere ardente nel quale Muzio immerge la mano.

Attorno si raccolgono:

  • il re Porsenna seduto sul trono;
  • i dignitari etruschi;
  • i soldati;
  • gli armigeri;
  • il giovane eroe romano, saldo e impassibile.

Sul fondo si apre un paesaggio montuoso con torri e architetture fortificate che amplia prospetticamente la scena.

La ricca tenda che incornicia il trono accentua il carattere solenne dell'episodio.

Lo stile pittorico

La composizione è interamente sviluppata sulla superficie del piatto, senza una vera distinzione tra cavetto e tesa.

L'impianto richiama direttamente le grandi maioliche istoriate rinascimentali di Urbino, nelle quali la scena occupava l'intero campo disponibile.

Le figure sono costruite con:

  • disegno estremamente preciso;
  • anatomie classiche;
  • panneggi ricchi e articolati;
  • raffinati effetti prospettici.

La tavolozza è dominata da:

  • blu cobalto;
  • oro;
  • rubino,

che conferiscono all'opera una straordinaria luminosità.

Tecnica

L'opera testimonia la piena padronanza tecnica raggiunta da Santarelli nel secondo decennio del Novecento.

Tra gli elementi più significativi:

  • pittura miniaturistica estremamente dettagliata;
  • perfetta fusione dei lustri;
  • raffinati contrasti tra blu e oro;
  • ricca modulazione cromatica ottenuta attraverso velature sovrapposte.

L'uso del lustro arricchisce la superficie con riflessi metallici che modificano continuamente la percezione della composizione.

L'influenza di Bartolomeo Pinelli

Il soggetto deriva da una delle celebri tavole storiche di Bartolomeo Pinelli (1781–1835) dedicate agli episodi della storia romana.

Santarelli non si limita però a copiarne l'impianto.

L'artista:

  • amplia la profondità prospettica;
  • arricchisce la scena con nuovi dettagli decorativi;
  • traduce il segno incisorio in una raffinata pittura policroma;
  • inserisce l'episodio nel linguaggio della maiolica istoriata.

Il risultato è un'opera autonoma, nella quale la fonte grafica viene trasformata in una composizione di straordinaria eleganza.

La firma

Sul retro compare la firma completa in oro:

«Prof. A. Santarelli – Gualdo Tadino – 1913»

La presenza della data rende il manufatto perfettamente collocabile nella cronologia dell'artista.

La firma estesa è tipica delle opere più importanti destinate all'esposizione o a committenze prestigiose e testimonia il pieno riconoscimento del ruolo di Santarelli quale protagonista della rinascita della ceramica gualdese.

Inquadramento storico-artistico

Nel 1913 Alfredo Santarelli attraversa uno dei momenti più fecondi della propria attività.

Accanto ai celebri soggetti danteschi e mitologici, realizza numerosi episodi tratti dalla storia antica e dalla tradizione figurativa italiana.

La scelta di Muzio Scevola riflette il clima culturale dell'Italia prebellica, quando gli esempi di virtù civica, coraggio e sacrificio tratti dalla Roma antica erano particolarmente apprezzati.

Santarelli interpreta questi temi attraverso il linguaggio della maiolica rinascimentale, coniugando cultura umanistica e straordinaria abilità tecnica.

Valutazione storico-artistica

Questo piatto rappresenta una delle più significative interpretazioni della pittura storica nella produzione di Alfredo Santarelli. La qualità del disegno, la ricchezza della narrazione, la sapiente trasposizione delle incisioni di Bartolomeo Pinelli e il magistrale impiego dei lustri in cobalto, oro e rubino ne fanno un'opera di altissimo livello.

La firma completa, la data certa 1913 e l'eccezionale stato compositivo conferiscono al manufatto un rilevante valore storico e documentario. Esso testimonia la capacità di Santarelli di rinnovare la tradizione della maiolica istoriata italiana, trasformando un celebre episodio della storia romana in una composizione monumentale e ricca di suggestioni rinascimentali.

Per importanza iconografica, qualità pittorica e precisione tecnica, il piatto può essere considerato uno dei più rappresentativi esempi della produzione storica di Alfredo Santarelli e una significativa testimonianza dell'eccellenza raggiunta dalla ceramica artistica di Gualdo Tadino nel primo Novecento.


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